Prefazione

Prefazione

Paolo Piccari

La democrazia sembra oggi attraversare una crisi profonda, i cui esiti sono tutt’altro che prevedibili. È perciò lecito chiedersi se essa sopravvivrà nella forma a noi familiare o se invece evolverà in nuovi modi di governo. Per la prima volta nella storia dell’umanità c’è un’unica forma di Stato dominante, la repubblica democratica, costituzionale e rappresentativa. Tuttavia il reale potere di autogoverno dei popoli ha subito un forte ridimensionamento, poiché i processi decisionali si svolgono spesso in ambiti distanti e inaccessibili, mentre i processi di globalizzazione sottraggono spazio alla possibilità di scelte autenticamente democratiche.
La democrazia, che è la voce del demos, crea determinate istituzioni, la cui legittimità dipende dal popolo sovrano, per controllare il governo e consentire di cambiarlo pacificamente. Un deficit di controllo dei processi decisionali e di legittimità delle istituzioni in essi coinvolte determina la crisi del sistema democratico, che è poi anche il riflesso della crisi dello Stato-nazione. Infatti, se all’interno degli Stati-nazione la democrazia si è rivelata un’eccellente soluzione al problema della forma di governo, a livello internazionale o multinazionale essa invece perde la sua forza: nuove forze economiche e sociali, che sfruttano le enormi potenzialità delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, tendono ad eludere il controllo delle istituzioni democratiche.
Come può, dunque, la democrazia mantenere la sua forza in un mondo sempre più globalizzato, in cui molte decisioni sono assunte al di fuori dei tradizionali meccanismi democratici di decisione? La democrazia ha bisogno di un’unità politica, ben circoscritta, al cui interno essa possa essere pienamente esercitata: questa unità politica è stata finora offerta dallo Stato-nazione. Gli Stati-nazione però s’indeboliscono, mentre molti poteri abbandonano il tradizionale spazio della democrazia, migrando verso organizzazioni governative e non governative e corporations multinazionali. Un numero crescente di decisioni importanti, sia per quanto concerne l’economia sia per quanto riguarda la difesa e la sicurezza, sono deliberate da organizzazioni non democratiche come le Nazioni Unite, la Commissione europea, il G7, la Nato, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, la Banca Centrale Europea, ecc. La disponibilità costante e immediata di informazioni permette alle organizzazioni sovranazionali di aggirare le istituzioni democratiche. Dunque, paralizzata in Europa, scavalcata dalla globalizzazione, piegata dal marketing politico, incagliata sui fondali dell’anarchia dei movimenti di protesta, la “vecchia” democrazia sembra volgere al tramonto per essere sostituita da una “nuova” democrazia.
Gli autori dei saggi raccolti in questo numero, pur da diverse prospettive sia storiche sia teoriche, hanno contribuito a restituire alcune tracce della complessità e della ricchezza dell’attuale dibattito sulla democrazia, mettendone a fuoco alcune importanti questioni storico-filosofiche.
Nel suo contributo, Democrazia, retorica e demagogia. La lezione di Aristotele, Anna Maria Jellamo affronta il tema della diverse specie di democrazia in Aristotele, soffermandosi in particolare sulla distinzione tra politeia e demokratia, una distinzione che secondo il filosofo greco è fondata sulla sovranità delle leggi. È proprio alla demokratia che Aristotele associa la comparsa del demagogo. L’Autrice osserva che il termine “demagogo” compare per la prima volta in Tucidide, mentre la prima occorrenza di “demagogia” è riscontrabile in Aristofane già con una connotazione negativa, che diventa definitiva con Aristotele, il quale collega il demagogo alla retorica intesa come arte di persuadere.
In Democrazia e libertà nella teoria politica di Alexis de Tocqueville e di Luigi Sturzo, a partire dal tema provocatorio del “rischio della libertà”, Flavio Felice si propone di incrociare la dicotomia formale-sostanziale con quella istituzionale-sociale, ricorrendo al contributo di Alexis de Tocqueville e Luigi Sturzo, rispettivamente in relazione al “principio di associazione” e a quello di “plurarchia-poliarchia” come espressioni istituzionali in cui si realizza l’esercizio della libertà. L’autore intende sottolineare il legame tra “passione” e “rischio della libertà”, rilevando che in una società aperta il più grande “rischio” che la libertà implica la rinuncia degli individui al loro ruolo di cittadini sovrani.
Il contributo di Giulio Alfano, Il liberalismo di Luigi Sturzo, è dedicato al pensiero politico del sacerdote siciliano, il quale assunse atteggiamenti diversi riguardo al liberalismo: dapprima un rifiuto netto nel periodo giovanile “intransigente”; poi la scoperta nel periodo dell’esilio; infine l’avvicinamento nel terzo periodo, quello che ha inizio con il suo ritorno in Italia nel 1946. Secondo Alfano, Sturzo ha ben presto compreso che il liberalismo ha in sé due tendenze: l’una è compatibile con lo spirito religioso, giacché è sbocciata sull’“humus” cristiano; l’altra è radicalmente anticristiana, perché trasforma la laicità in laicismo integralistico.
Nel suo saggio, I limiti della democrazia del consenso e il ruolo dei corpi intermedi dello Stato, Alfonso D’Amodio intende analizzare in particolare i limiti della “democrazia del consenso”. Partendo dal “paradosso della democrazia” e dalla sua “crisi” analizza gli aspetti delle “premesse implicite” della discussione politica e le diverse declinazioni del concetto di libertà che, insieme alla riflessione sul ruolo degli organi intermedi statuali, sottolinea il ruolo centrale della “persona” come “animale politico” e la sua dignità, unico vero principio e finalità dell’azione politica.
Scopo del saggio di Luciano Cardinali, I cattolici e la ricostruzione democratica: Maritain e Camaldoli, è quello di chiarire alcuni aspetti della concezione della democrazia che si è sviluppata nel mondo cattolico nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra mondiale. In primo luogo, egli si sofferma sulla concezione politica di Maritain, che pone i valori cristiani alla base della corretta forma della democrazia e dello Stato. In secondo luogo, presenta una ricostruzione dell’itinerario dei cattolici italiani nella stesura del «Codice di Camaldoli», che è servito da ispirazione e guida per la stesura della Costituzione italiana.
Il contributo di Paolo Piccari, Stati e sovranità in Occidente nell’epoca globale, è dedicato al tema della trasformazione delle forme statuali nel mondo occidentale. Secondo Piccari, la sovranità degli Stati-nazione è diventata un tema centrale del dibattito politico proprio mentre essa va progressivamente ridimensionandosi, poiché il modello neoliberista dei mercati finanziari non ne riconosce più la legittimità. Ad essa infatti antepone la volontà dei decision makers delle imprese, piegando princìpi giuridici e politici fondamentali (quali, ad esempio, lo stato di diritto, l’uguaglianza, la libertà, l’inclusione sociale) alle esigenze del mercato globale.
Affrontare con sicurezza il groviglio di temi e problemi emergente dalla riflessione sullo stato di salute della democrazia è compito assai arduo. Nonostante la pluralità delle prospettive che contraddistingue l’insieme dei contributi, è tuttavia possibile cogliere in questo volume un fil rouge in grado di ricomporre i differenti orizzonti d’indagine entro un coerente quadro storico e teoretico.